Habitual Soledad

La soledad del poeta es la plenitud del poema (Ricardo Yáñez).

 
Leit motif
Los milagros que ocurren constantemente, siempre alrededor de Soledad. Esta es una bitácora para llevar el recuento de tales eventos.
Solitudine
Ma fa il possibile per non mettere in rima, rompe il verso, lo profana come un atto di resistenza.
Más del autor
Maga
hace poemas / piensa / la coartada abstracta / hace volar la moneda / y emprende su destino de ave / un truco más / Maga / la repetición interminable
jueves, abril 17, 2008
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Avanza la noche de la mano de Soledad.

Now she's on the edge.

Me gustaría verla volar, como antes.

Los recuerdos se presentan como una música asíncrona, me detengo.

En suma, la ausencia y la mujer.

So must be the same.

Pobre diablo, nunca le fue peor.

Dios tiene sus métodos, maldito imbécil.

Me chupo los dedos, ya no hay vuelta atrás.

Is not bad to be wrong.

Quién, podrá comenzar la ultima secuencia.

Y quién se atreverá a escribir el final.

Mientras el ojo tenga sed de morbo.

Soledad y su superstición.

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Por Oscar Huerta @ 3:02 a. m.  
jueves, abril 10, 2008
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A Soledad piace far finta che l’universo sia in ordine.
Eppure il caos la circonda.
Soledad recita contraddizioni cercando di esorcizzare la realtà.
La realtà contorta che si è trasformata in un cielo minaccioso.
Soledad è impaziente. A Soledad piacerebbe avere tutto sotto controllo.
Ma i suoi amanti sono goffi. L’amore scivoloso. Le ore il suo nemico.
Soledad è costantemente messa alla prova.
E tutte le volte fallisce.
Scrive note, dedica canzoni, nasconde sussurri Soledad.
C’è un registro dettagliato nel cuore della notte.
E tiene per sé tutti i desideri che considera indicibili, che però continuano a crescere, non smettono di ardere.
Lascia che le meteore collidano nel suo corpo. Sa resistere.
Il suo rifugio sono le canzoni che porta tatuate sul corpo, torna da loro, assapora ogni ricordo, non le rimane altro.
Soledad in silenzio, quieta, aspetta.
Incantesimo mai scongiurato che di notte si sveglia famelico.
Piange la luna e la sua luce si converte in lamento.
Soledad non si spiega perché la magia sparisca intempestivamente proprio quando lei crede di averne più bisogno.
Un filo di luce solare cammina lento, rompe il vuoto, si trasforma in colore, finirà per scappare.
Soledad fugace.
Concomitante la felicità effimera.
I mondi immaginari si sollevano con i rampicanti del giardino.
Odia Soledad tutto quello che scorre oltre la sua strada. A volte anche il rampicante che perde tante foglie e a lei vengono in mente tutte le opportunità perse.
Un passo falso e la conseguenza è il destino.
Legge le carte, il fondo della tazza di caffè, le linee della mano.
Soledad per antonomasia.
Come se non bastasse va via la luce e non ci sono più candele.
Fissa l’oscurità con attenzione e cerca le sagome.
“Porca puttana”, esclama.
A quest’ora non ci sono più gelaterie aperte e a lei non piace il cibo che vendono giù in strada.
Soledad si disubbidisce. Sa molto bene che può distruggere se stessa.
Ma fa il possibile per non mettere in rima, rompe il verso, lo profana come un atto di resistenza.
Le tracce che ha lasciato a proposito non vengono capite nel modo appropriato. A volte le sembra divertente mentre in altre maledice e odia.
Invidia il camaleonte.
Soledad comprende il significato della parola “eternità” quando soffre d’insonnia.
La marea della notte avanza inestricabile, le bagna i talloni, non c’è modo di scappare.
Sapere che il sole verrà, che l’alba è vicina, può non essere di nessun conforto.
Soledad, così, indifesa sulla punta dell’iceberg.

Traducido por Silvia di Marco para Burán.
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Por Oscar Huerta @ 11:26 p. m.  
El autor
Yo: Oscar Huerta
Desde: Guadalajara, Jalisco, Mexico
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